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Islamismo

L'Islamismo (da Islam = sottomissione a Dio), da pronunciare "IslÓm" (con la 's' sorda) Ŕ una religione monoteista sorta nel VII secolo d.C. in seguito alla predicazione di Muhammad (in araboMuhÓmmad, appunto, ma italianizzato in Maometto, considerato l'ultimo e definitivo profeta inviato al genere umano da Dio (in arabo All?h) al mondo intero, cioŔ a tutti i popoli e a tutte le comunitÓ religiose precedenti



Obblighi morali e sociali


Oltre a questi obblighi, il musulmano ha il diritto-dovere di assolvere al jihad, l'"impegno sulla strada di Dio", nella speranza di vedere nell'AldilÓ il Suo Volto, che si esprime nella lotta contro le proprie pulsioni negative del corpo e dello spirito (grande jihad) e nella continua ricerca di espansione della comunitÓ da realizzarsi in ogni modo. Combattere contro i nemici dell' Islam puo' assumere forme violente (piccolo jihad). Generico obbligo Ŕ il compiere il bene e combattere il male ovunque lui si trovi e con ogni mezzo lecito e necessario (con la mano, la parola, la penna o la spada), laddove il bene e il male sono determinati esplicitamente da Dio nel Corano, dovendosi intendere come Bene la Sua volontÓ e Male il disobbedirgli. Nessuna "teologia naturale" quindi che possa far presumere all'intelligenza umana di capire i confini tra il volere di Dio e la sua non-volontÓ, essendo la creatura umana tenuta ad assoggettarsi senza distinguo al dettato coranico (in senso letterale, la parola "IslÓm" significa infatti sottomissione, abbandono o obbedienza a Dio: non nel senso di un Dio tiranno o oppressore, ma nel senso di abbandono ad un Progetto divino che concerne l'umanitÓ intera e che l'uomo non pu˛ conoscere, al quale tuttavia esso si dovrÓ abbandonare, fiducioso della bontÓ e della misericordia divina). Dio non concede il libero arbitrio all'uomo, ma Ŕ lo stesso Dio ad avere un proprio "libero arbitrio" (nel senso che la volontÓ di Dio Ŕ imprevedibile ed imperscrutabile) che deve essere solo accettato senza condizioni. Questo avviene non solo nelle pratiche di culto (modalitÓ minuziose nell'assolvimento della preghiera, senza osservare con precisione le quali l'obbligo non si considera sia stato convenientemente assolto, precise ritualitÓ da osservare nel corso del pellegrinaggio obbligatorio a Mecca e nei suoi dintorni), ma anche nell'ottemperare alle precise e cogenti norme alimentari che, secondo lo schema vetero-testamentario, non si giustificano con motivazioni di carattere razionale, in grado cioŔ di essere percepite dall'intelligenza umana, ma che devono essere accettate "senza se e senza ma" (bi-lk kayfa).



Testi fondamentali


I testi fondamentali a cui fanno riferimento i musulmani sono, in ordine di importanza:
il Corano, considerato dai musulmani dettato parola per parola, in arabo, da Dio (Allah). I musulmani ritengono che Muhammad abbia ricevuto il Corano da Dio attraverso l'Arcangelo Gabriele, che glielo avrebbe rivelato in lingua araba; questa interpretazione Ŕ stata contestata, recentemente, da Cristoph Luxenberg ( Die syro-aramaeische Lesart des Koran; Ein Beitrag zur EntschlŘsselung der Qur'ansprache, Berlin, 2000), il quale - nel solco della corrente degli studiosi iper-scettici che fa capo a Wansbrough - considera invece che la composizione originale del Corano sia avvenuta in siriaco-aramaico. ╚ per questo che i fondamentali atti liturgici islamici sono recitati in tale idioma in tutto il mondo musulmano. Dopo la Rivelazione ricevuta da Muhammad l'Islamismo crede, per dogma, che nessun altro profeta sarÓ pi¨ identificato da Dio fra gli uomini.
la Sunna (lett. "consuetudine"), basata su had?th (tradizioni). Essa raccoglie i detti di Muhammad ed Ŕ rintracciabile nei Sei libri (al-kutub al-sitta), i pi¨ importanti dei quali sono quelli di Bukh?r? e di Muslim ibn al-Hajj?j mentre gli altri furono composti da Ibn M?jah, al-Nas?'?, al-Tirmidh? e Ab? D?w?d al-S?jist?n?. La Sunna raccoglie gli episodi della vita di Muhammad, le sue parole e i suoi atti.
I musulmani credono che siano d'ispirazione divina, ma corrotti dal tempo o dagli uomini:
* il Vangelo;
* i Salmi;
* la Tkrth
Il dilemma se trattare gli induisti come politeisti cui offrire l'opportunitÓ fra conversione o morte fu superata grazie all'interpretazione di numerosi dotti musulmani, secondo cui anche i Veda sarebbero stati un testo d'origine divina, per quanto particolarmente corrottisi.



Profeti


I musulmani dichiarano che l'Islam discende dalle tradizioni religiose del patriarca biblico Abramo che fu considerato da Maometto come il suo pi¨ autorevole predecessore. ╚ per questo che, in chiave puramente religiosa, l'Islam viene classificato come religione abramitica, al pari dell'Ebraismo e del Cristianesimo. Il primo profeta islamico sarebbe stato Adamo e, dopo di lui, si ricordano tra gli altri N?h (NoŔ), Ibr?h?m (Abramo), Ish?q (Isacco), Ism?Ĺ?l (Ismaele), YaĹq?b (Giacobbe), Y?suf (Giuseppe), M?sÓ (MosŔ), D?w?d (Davide), Sulaym?n (Salomone), YahyÓ (Giovanni Battista) e, prima di Muhammad, Ĺ?sÓ ibn Maryam, Ges¨ di Nazareth, (vedi Ges¨ secondo l'Islam) figlio di Maryam, (Maria), considerata nel Corano come esempio sublime di devozione femminile a Dio. Dopo Maometto, il sigillo dei profeti, la profezia avebbe avuto termine.